Social Media Strategy: 5 consigli per costruire una buona strategia

by Stefano Mizzella on December 9, 2011

Nelle ultime settimane ho avuto la fortuna di lavorare alla costruzione di una Social Media Strategy per un grande cliente, motivo per cui il blog è rimasto fermo senza aggiornamenti. A lavoro quasi concluso, vorrei condividere le principali lezioni che ho appreso da questa difficile quanto ambiziosa sfida. I 5 consigli qui sintetizzati rappresentano, dunque, un tentativo di schematizzare il percorso che mi ha portato, non da solo ovviamente, alla realizzazione di un documento che permetterà all’azienda in questione di utilizzare i principali social media in maniera strategica e sistemica:

1. La strategia è un abito sartoriale
Chiunque, cercando online, può trovare centinaia di post, slide e whitepaper dedicati alla Social Media Strategy, contenenti consigli di ogni tipo sulle piattaforme da utilizzare, sugli obiettivi da raggiungere o, ancora, sui KPI da misurare. Contenuti che possono sicuramente aiutare in una primissima fase per schiarirsi le idee sull’argomento, ma decisamente meno utili nel passaggio dalla teoria alla pratica.

In quanto tale, questo passaggio richiede una profonda conoscenza dell’azienda, sia nelle sue dinamiche manifeste, sia in quelle meno evidenti ma spesso decisive. Mi piace considerare la strategia come un abito sartoriale che trova valore nell’essere cucito, in modo artigianale, attorno alle “curve” dell’azienda, permettendo a quest’ultima di apparire bella all’esterno ma anche comoda e resistente nei movimenti più bruschi e improvvisi.

Come ogni buon sarto, intento a prendere bene le misure del cliente in maniera rigorosa e quasi maniacale, allo stesso modo la realizzazione di una strategia dovrebbe sempre essere anticipata da un accurato lavoro di assessement, che può durare mesi se non addirittura anni. Lungo quest’arco di tempo è fondamentale per l’azienda comprendere bene il proprio mercato e, ancor più, i propri clienti. Allo stesso tempo, risulta imprescindibile un’analisi interna relativa a tutti i problemi che potrebbero ostacolare il corretto sviluppo della strategia. Ecco perché non credo alle strategie scalabili o “pacchettizabili”, capaci di adattarsi senza grosse differenze nel passaggio da un’azienda a un’altra.

2. Una buona strategia è co-creata
Anche il sarto più bravo, da solo, può fare poco. La Social Media Strategy è un insieme di obiettivi, regole, valori e linee guida impossibili da individuare senza una stretta collaborazione con l’azienda stessa. Pensare che la strategia possa essere realizzata da un paio di consulenti, chiusi nel loro ufficio, per essere poi impacchettata e spedita al cliente è quanto mai contro producente, oltre che irrealistico.

Nessun consulente, dall’esterno, può conoscere fino in fondo i reali processi che la strategia andrà a toccare. È importante, quindi, che tutte le teorizzazioni e le modellizzazioni possano trovare una semplice e realistica implementazione nei flussi aziendali preesistenti. L’unico modo per far questo è poter interagire, nelle fasi intermedie, con uno o più responsabili dell’azienda in grado di aiutare il consulente a reperire materiale, organizzare interviste, pianificare workshop.

Per funzionare bene, una strategia ha bisogno ovviamente anche di un forte committment dall’alto (i “piani alti” devono appoggiare la strategia e la visione ad essa legata), ma necessita anche del consenso dei vari dipartimenti e responsabili sollecitati. In un caso e nell’altro, è importante mantenere viva la relazione con i diversi stakeholder anche nelle fasi intermedie, al fine di raffinare la strategia in corso d’opera, senza rischiare di creare un documento bello ma “estraneo” all’ecosistema aziendale.

3. Il perché non serve a nulla senza il chi e il come
Il rischio maggiore, quando si costruisce una strategia, è quello di realizzare un impianto strategico capace di funzionare solo “sulla carta”. Per evitare un simile rischio è importante sviluppare, insieme alla strategia, un documento di governance finalizzato a regolamentare la gestione quotidiana delle piattaforme social.

La Social Media Governance permette, infatti, di definire i responsabili delle singole piattaforme ma, cosa ancor più importante, i meccanismi di triage tra i vari reparti nel momento in cui l’azienda si trova a gestire le varie tipologie di richieste provenienti dai clienti. Il monitoring, soprattutto se realizzato in maniera continuativa, rappresenta il primo step per ogni possibile processo di triage applicato alla gestione dei social media.

L’ottimizzazione dei flussi comunicazionali e decisionali interni permette inoltre all’azienda di poter fare ricorso a una strategia di crisis management utile a gestire le potenziali criticità in tempi rapidi e con le diverse responsabilità già individuate e condivise. Il ricorso al co-design è imprescindibile nella progettazione della governance, in quanto i singoli responsabili di piattaforma o di reparto devono sentirsi a proprio agio all’interno dei flussi indicati, garantendone il corretto svolgimento nelle tempistiche prestabilite.

4. L’intera azienda è coinvolta
Molte aziende commettono l’errore di pensare che una Social Media Strategy possa servire solo alla singola persona deputata alla gestione della fan page o del canale Twitter aziendale. Al contrario, una buona strategia deve potere tenere conto dell’intera azienda, travalicando silos più o meno consolidati. Solo pensando e agendo in questo modo è possibile tenere insieme gli obiettivi della comunicazione, del marketing, del customer care, dell’HR, di chi gestisce le vendite, di chi si occupa del prodotto e di chi è responsabile dell’innovazione.

Una buona Social Media Strategy non può limitarsi, tuttavia, a fornire indicazioni operative sugli obiettivi di business da perseguire e sulle metriche con le quali verificarne il raggiungimento. Una buona Social Media Strategy deve poter estendere i valori e le linee guida di un corretto utilizzo dei social media a tutta l’azienda, dai top manager allo stagista appena arrivato.

Perché ciò accada, è importante affiancare alla strategia (e alla governance) una Social Media Policy finalizzata a fornire consigli operativi a tutte le persone dell’azienda che, incaricate ufficialmente o meno, hanno la possibilità di esprimere la propria opinione all’interno delle piattaforme social in cui il brand è attivo. La policy ha il merito di sintetizzare e rendere più semplici da comprendere gli obiettivi della strategia e al tempo stesso fornisce indicazioni operative sull’utilizzo delle piattaforme social anche a quei dipendenti meno sensibili e vicini alle dinamiche del web.

5. Think Big, Act Small
Una buona strategia è in grado di racchiudere e dare forza alle ambizioni di un’azienda, non confinandole soltanto alla gestione dei social media. Una buona strategia non deve quindi limitarsi a fornire indicazioni relative alle singole piattaforme, ma deve riuscire a comunicare i reali obiettivi dell’azienda, anche a lungo termine, vedendo più in là del prossimo quarter.

Ormai, anche le aziende più restie al cambiamento, sono entrate in un ordine di pensiero che vede i social media come qualcosa di molto più importante rispetto alla banale comunicazione di offerte e messaggi promozionali. Un uso attento e strategico di tali piattaforme richiede all’azienda un grande sforzo mirato a costruire un nuovo posizionamento verso l’esterno ottimizzando i principali processi all’interno.

Nei social media un’azienda può veicolare la propria cultura e la propria visione del mondo, declinate nei prodotti e nei servizi offerti al consumatore. È importante, dunque, pensare in grande, prefissando obiettivi ambiziosi raggiungibili nel corso del tempo, avendo però anche l’umiltà e il realismo di progettare questa evoluzione attraverso tanti piccoli step, più semplici da immaginare e gestire, ma estremamente preziosi per traghettare l’azienda verso il mercato di domani.

  • http://www.fabriziofaraco.it/?p=252 Fabrizio Faraco

    Stefano, complimenti per il post (e anche per il lavoro; è sempre bello, una fortuna come dici giustamente tu, cimentarsi nella realizzazione di un’azione reale). Due notazioni. La prima è che il tuo post è più generale di quanto tu non scriva nel titolo: si applica a qualsiasi scelta strategica in ambito aziendale ed è maledettamente necessario che le imprese italiane imparino a dare alla strategia il peso che merita (poi non si lamentino che l’impresa che andava così bene non abbia retto all’urto della competizione). La seconda è l’importanza dei processi di governance della strategia e del piano stesso. Aspetti che vengono spesso sottaciuti e che sono alla base del successo (o meno) di un qualsiasi piano. Particolarmente cruciali la Social Media Policy per garantire accesso a tutta l’impresa e tempestività nella risposta (che nel social è così importante) e il fatto di dover vedere coinvolta tutta l’azienda. Alle volte spaventa il top management, ma non è già vero oggi che in tutte le imprese molti rispondono già alle email e al telefono? Grazie del post.

  • Anonymous

    Ciao Stefano, anch’io mi unisco ai complimenti per l’ottima opera di sintesi e divulgazione che persegui con il tuo blog, di cui sono un assiduo lettore.
    Concordo con il commento di Fabrizio: ciò che scrivi si adatta bene a qualsiasi progetto di analisi strategica: d’altro canto il ruolo del consulente è spesso quello di istillare un po’ di sano buon senso nelle organizzazioni.
    Visto che citi un caso concreto, sarebbe interessante capire come è stata gestita la comunicazione interna della strategia per far sì che la struttura aziendale operi come efficace cinghia di trasmissione delle linee guida strategiche. Nella mia esperienza di progetti strategici è proprio in questa fase che si annidano i rischi maggiori.

  • Federico Bo

    Ottima analisi, ottima sintesi; ho verificato sul campo che le tattiche, le strategie, i passi che tu suggerisci sono i più efficaci. Naturalmente più facile – non facile in assoluto – farlo con una startup che con un’azienda consolidata.

  • http://twitter.com/CasteMark Marco Castellana

    Ciao Stefano. Ottimo post come sempre. Lo sai i tuoi contenuti sono tra i miei preferiti. Un appunto che vorrei fare riguarda il segmento di aziende al quale possiamo applicare queste tue linee guida. Ecco credo che il tutto si possa applicare ad aziende di una certa dimensione, che hanno già una certa risonanza di mercato e che prima di tutto credono fortemente nel ROI derivante dalla strategia. Quando invece ci troviamo difronte piccole imprese che si avvicinano ai Social Media solo perché hanno sentito dire che potrebbe essere utile, ecco forse in quel caso bisognerebbe partire da più infondo ed imbastire un vestito meno articolato. A presto.

  • Marco Stancati

    “No Policy? No Strategy!” Sintetizzando il tuo punto di vista, tanto più apprezzabile in quanto consuntivo di un’esperienza.
    Mi permetto un consiglio sul linguaggio: evita lo stereotipatico di tendenza. Abito “sartoriale”…, perché non “su misura”, molto più significativo? O ancora “nelle tempistiche prestabilite” : non aggiunge proprio nulla a “nei tempi stabiliti”.
    Le parole sono importanti, soprattutto quando bisogna coinvolgere pubblici diversi. Come avviene in azienda. :)   @MarcoStancati:twitter 

     

  • Sergio Cagol

    Ottimo analisi, integralmente condivisibile. Mi sento di aggiungere, avendo vissuto l’esperienza “dalla parte del cliente”, che una strategia deve comprendere anche la componente temporale. Impensabile “pensare tutto prima e poi realizzare”, serve anche una fase di sperimentazione e successiva progressiva estensione alle diverse aree dell’azienda.

  • http://twitter.com/PieroIacono Piero Iacono

    Grazie davvero Stefano!
    Ci hai ricordato che una strategia online ed offline si basa sulle stesse fondamenta.

  • http://www.socialmediascape.org/ Stefano Mizzella

    Ciao Sergio, hai ragione, le varie azioni indicate nella strategia devono necessariamente essere legate a una roadmap più o meno estesa, secondo gli obiettivi dell’azienda. Sarebbe un errore anche quello di considerare la strategia un insieme di regole scolpite nel marmo. Pur rispettando il disegno iniziale, le diverse azioni intraprese dall’azienda posso portare a rivedere piccoli o grandi elementi della strategia iniziale impossibili da definire una volta per tutte.

  • http://www.socialmediascape.org/ Stefano Mizzella

    grazie Piero, quella tra online e offline è una distinzione sempre più labile che vorrei fosse superata una volta per tutte.

  • http://www.socialmediascape.org/ Stefano Mizzella

    Marco, grazie per il commento e per i consigli, ne terrò conto.

  • http://www.socialmediascape.org/ Stefano Mizzella

    sei troppo buono Marco, grazie mille! :) Questo post è nato in riferimento all’esperienza di una grande azienda, interessata tra l’altro a coordinare le attività social della corporate con quelle delle varie consociate a livello internazionale. Non sono però convinto che in questo caso le dimensioni facciano davvero la differenza. 

    In Open Knowledge abbiamo lavorato anche con piccole o medie imprese, Lago ad esempio, che hanno raggiunto ottimi risultati adottando lo stesso approccio utilizzato per grandi o grandissime aziende. Il lavoro di assessment iniziale, così come la necessità di accompagnare la strategia a una policy e a una governance, sono elementi che dovrebbero accompagnare qualsiasi azienda. Sarà poi la roadmap a stabilire quante e quali azioni saranno avviate nel breve, medio o lungo periodo, in modo da non “spaventare” aziende molto piccole che muovono i primi passi in questo contesto.  

    Se hai esperienze, anche diverse a riguardo, sarebbe interessante continuare a parlarne. A presto!

  • http://www.socialmediascape.org/ Stefano Mizzella

    Grazie mille Federico, mi piacerebbe sapere di più della tua esperienza, anche per capire se le dimensioni dell’azienda fanno realmente la differenza in tal senso.

  • http://www.socialmediascape.org/ Stefano Mizzella

    grazie! La comunicazione interna della strategia è un aspetto fondamentale, come hai giustamente notato. Ne scriverò a breve, dedicando un post proprio alla fase di roll-out.

  • http://twitter.com/CasteMark Marco Castellana

    Si Stefano, mi ricordo di Lago. Presentasti il loro case history allo SMAU qualche anno fa. 
    Che dire, spero di darti ragione il prima possibile.Poi ti racconto. ;-)

  • http://www.socialmediascape.org/ Stefano Mizzella

    grazie davvero Fabrizio per il puntuale commento. Continuerò a parlare nei prossimi post proprio della policy e della governance, aspetti che come hai sottolineato spaventano spesso il top management in quanto implicano di passare dalla teoria alla pratica mettendo seriamente alla prova i tradizionali processi aziendali. 

    Almeno secondo la mia esperienza diretta, posso dirti che il modo migliore per convincere il top management è quello di mostrare sin da subito sia le minacce che le opportunità di un simile approccio, indicando anche come sia possibile trasformare potenziali minacce in potenziali opportunità, a patto appunto di coinvolgere in maniera adeguata tutta l’azienda e non solo le 3 o 4 persone ufficialmente iassegnate alla gestione dei social media.

  • Francesco

    Cosa ne pensi della formazione del personale responsabile dell’attuazione della strategia? Dalla mia esperienza a volte si trascura questo aspetto che rischia però di far crollare tutto: un po’ come avere un ottimo generale ma dei soldati scarsamente equipaggiati.

  • http://www.socialmediascape.org/ Stefano Mizzella

    ciao Francesco, penso che sia un aspetto assolutamente fondamentale. Proprio per evitare il rischio da te indicato ritengo sia importante coinvolgere già nella costruzione della strategia alcune delle persone che poi saranno chiamate ad attuarla. Spesso il gap tra chi progetta e chi esegue è molto ampio e ovviamente l’obiettivo di ogni azienda dovrebbe essere quello non di creare o commissionare una bella strategia, bensì una strategia sostenibile e che venga messa in pratica correttamente dai vari reparti. Per far questo, oltre al co-design, è importante pianificare alcuni momenti di formazione sia generali che specifici, dedicati a singoli reparti, al fine di oliare i vari processi e meccanismi indicati non solo dalla strategia, ma anche dalla policy e dalla governance.

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