Nell’azienda che vorrei? Open Innovation + Idea Management

by Stefano Mizzella on September 17, 2011

Nell’azienda che vorrei, le idee di un dipendente valgono tanto quanto quelle dell’amministratore delegato. Nell’azienda che vorrei, il successo di un’idea non è stabilito dalla vicinanza con il vertice di chi la propone, ma dal parere autonomo dei colleghi. Nell’azienda che vorrei, l’idea di un singolo dipendente può portare alla realizzazione di un prodotto che cambierà la storia dell’azienda.

Leggendo queste poche righe, molti manager potrebbero pensare cose difficilmente pronunciabili in pubblico. Probabilmente i più politicamente corretti tra loro parlerebbero di scenario a dir poco utopistico. Una risposta, questa, quasi scontata per quel tipo di management ormai logoro, insensibile al cambiamento e imprigionato nella salvaguardia status quo. Ma cosa accadrebbe se venisse bandito un concorso per raccogliere idee e proposte di “innovation management 2.0″? Non un concorso tradizionale, dunque, ma una gara focalizzata su un unico preciso obiettivo: agire come un hacker per reinventare il management scardinando resistenze, pregiudizi e proponendo scenari apparentemente irrealizzabili, utilizando tecnologie e dinamiche di tipo “social”.

È questa l’iniziativa lanciata da Harvard Business Review insieme a McKinsey grazie alla quale sono state raccolte in pochi mesi più di 140 proposte, selezionate e valutate sia da un team di esperti che dalla community del concorso. Le 20 idee finaliste, pur presentando specificità di settore o di tecnologia, appaiono accomunate da una serie di elementi comuni:

  • la valorizzazione della conoscenza e dell’intelligenza proveniente da dipendenti e clienti come vettore di innovazione e differenziazione per l’intera azienda
  • l’implementazione di piattaforme social come ambiente realmente collaborativo e non come elemento accessorio
  • lo sviluppo di nuovi sistemi di business in cui le idee sono monetizzabili non solo per l’azienda che le riceve, ma anche per i dipendenti o i clienti che le propongono
  • la socializzazione dei processi formativi e decisionali a fronte dell’abbattimento dei silos aziendali

Un’idea, in particolare, tra le 20 finaliste, ha colpito la mia attenzione. Questa la sua breve descrizione:

Nobody’s as Smart as Everybody — Unleashing Individual Brilliance and Aligning Collective Genius
Software company Rite-Solutions has developed a state-of-the-art “innovation engine” to unearth the organization’s hidden genius. Think Bloomberg terminal meets Monopoly board: a dynamic marketplace for idea generation and development in which all employees are entrusted with the future direction of the company, asked for their opinions, listened to, and rewarded for successful ideas. The result: an organization in which ideas and people flourish and new products, technologies, and directions are freely generated. New lines of business created via the innovation engine account for 20% of the company’s total revenue.

A colpirmi è stato non solo il titolo, ispirato alle famose teorie di Clay Shirky o di Kevin Kelly, ma soprattutto i due presupposti principali attorno a cui si basa il progetto:

  • Nobody is as smart as everybody (good ideas are not bounded by organizational structure, but can come from anyone, in any place, at any time)
  • The hierarchical pyramid as a relevance structure is a relic of command and control conventional wisdom —more suited to controlling information flow than fostering innovation

Quello proposto da Rite-Solutions è, dunque, un marketplace dinamico in cui tutti i dipendenti dell’azienda, indipendentemente dal ruolo o dal reparto di appartenenza, posso sfidarsi nel proporre nuovi prodotti, nuove tecnologie e addirittura nuove strategie aziendali. Un sistema aperto e collaborativo di idea management, collegato a un altrettanto efficace meccanismo di prediction markets attraverso cui dipendenti e manager possono investire denaro (stock market-based game) nelle idee e nei progetti potenzialmente più interessanti.

Il meccanismo non è nuovo, essendo stato già applicato sia in contesti B2B che B2C, ma immaginatevi per un attimo quale impatto potrebbe avere un simile processo nei confronti del management tradizionale. Se attraverso il Mulino che Vorrei i clienti possono far tornare sul mercato una merendina andata fuori produzione, se in IdeaStorm i clienti possono proporre un laptop con uno schermo touch, in un’idea-marketplace come quello prefigurato da Rite-Solutions i dipendenti possono mettere mano ai 3 elementi che rappresentano il cuore di ogni azienda (la linea di prodotto, la tecnologia e la visione strategica) proponendo nuove idee e investendo concretamente su di esse. Immaginatevi, ancora, un modello di remunerazione non solo simbolica per le idee vincenti, ma addirittura la possibilità di guadagnare una percentuale dei ricavi provenienti dalla vendita dei prodotti proposti e progettati in modalità collaborativa.

A ben guardare, la piattaforma proposta da Rite-Solutions appare per certi versi rivedibile e migliorabile sia nel design dell’interfaccia che nelle meccaniche di gaming applicate, ma sono proprio i potenziali impatti sul management di questo processo a rimanere degni di nota. Si tratta indubbiamente di una proposta tanto ambiziosa quanto apparentemente pericolosa, ma spesso il modo migliore per fare innovazione è proprio quello di pensare, e agire, come un hacker: sfidare meccanismi già consolidati al fine di proporre una soluzione a detta di molti eretica e distruttiva.

Image: UggBoy

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